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Il Premio Letterario Internazionale Mondello

Il Premio - XXXIX Edizione

I vincitori del Premio Opera Italiana

I vincitori del Premio Opera Italiana
  • Andrea Canobbio, Tre anni luce (Feltrinelli)

Andrea Canobbio è nato a Torino nel 1962. Ha fatto il suo esordio nel 1986 nell’antologia Giovani blues. Under 25  curata da Pier Vittorio Tondelli, con il racconto Diario del centro. I suoi libri sono: Vasi cinesi (Einaudi 1989), Traslochi (Einaudi 1992), Padri di padri (Einaudi 1997), Indivisibili (Rizzoli 2000), Il naturale disordine delle cose (Einaudi 2004), Presentimento (Nottetempo 2007) e Mostrarsi (Nottetempo 2011).

  • L’opera premiata

Certi amori sembrano distanti anni luce. Eppure a volte sono i più importanti, gli unici che contino davvero per noi: quelli che fanno nascere l’universo in cui viviamo. Cecilia e Claudio, medici nello stesso ospedale, imparano a parlarsi e a desiderarsi in un tempo cadenzato dalla ritualità dei pranzi, dall’infittirsi di conversazioni e confidenze, da un’attrazione reciproca che, per quanto intensa, non riesce a manifestarsi, come una costellazione non ancora tracciata. Ma a vederla da fuori la loro storia è visibilissima: visibili le cautele che li allontanano – sono un uomo e una donna che vengono da convivenze esaurite e tuttavia non spente, lei accesa da una tormentata maturità di madre, lui protetto da una polvere di timide certezze –, visibile l’amore che li unisce. È proprio allora che al loro tavolo siede un giorno la sorella di Cecilia, l’estroversa e generosa Silvia. In un gioco sempre più accelerato di rivelazioni e rincorse, Claudio, Cecilia e Silvia finiscono con l’abitare un triangolo singolare. E da lì in poi è come se l’amore cercasse un’altra strada, e questa strada s’aprisse il varco fra le scorie del passato, verso l’imprevedibile disegno di un nuovo universo affettivo.

  • La motivazione espressa dal Comitato di Selezione

La giuria ha deciso di premiare Tre anni luce di Andrea Canobbio per lo straordinario equilibrio con cui si destreggia tra le eterne colonne d’Ercole della narrazione realistica: da una parte il riconoscimento del noto, la realtà quotidiana; dall’altra il senso della sorpresa, dell’imprevisto, della deviazione dalla norma che fa scaturire l’interesse, la sollecitazione, l’avventura. Una vicenda dichiaratamente medioborghese come quella dei tre protagonisti del romanzo di Canobbio (nessuno di per sé dotato di una qualsiasi marca di eccezionalità, fascino, attrazione), si trasforma a poco a poco sotto gli occhi del lettore in una ricerca spasmodica che si interroga non tanto sul che cosa accadrà, ma su come ciò che non può non accadere possa presentarsi come una situazione nuova, inedita, radicalmente contingente. Gestito con perfetta padronanza dei tempi e delle voci narrative, Tre anni luce genera una continua suspence che coniuga mirabilmente libertà e necessità, vero e gratuito, piacere e conoscenza.

  • Valerio Magrelli, Geologia di un padre (Einaudi)

Valerio Magrelli è nato a Roma nel 1957. Traduttore e saggista, è ordinario di Letteratura francese all'Università di Cassino. Ha pubblicato Ora serrata retinae (Feltrinelli, 1980), Nature e venature (Mondadori, 1987), Esercizi di tipologia (Mondadori, 1992). Le tre raccolte, arricchite da versi successivi, sono poi confluite nel volume Poesie (1980-1992) e altre poesie (Einaudi 1996). Sempre per Einaudi sono usciti Didascalie per la lettura di un giornale (1999) e Disturbi del sistema binario (2006). Fra i suoi lavori critici, Profilo del dada (Lucarini 1990, Laterza 2006), La casa del pensiero. Introduzione all'opera di Joseph Joubert (Pacini 1995, 2006), Vedersi vedersi. Modelli e circuiti visivi nell'opera di Paul Valéry (Einaudi 2002, L'Harmattan 2005) e Nero sonetto solubile. Dieci autori riscrivono una poesia di Baudelaire (Laterza 2010). Ha diretto per Einaudi la serie trilingue della collana «Scrittori tradotti da scrittori». Tra i suoi lavori in prosa: Nel condominio di carne (Einaudi 2003), La vicevita. Treni e viaggi in treno (Laterza 2009), Addio al calcio (Einaudi 2010), Il Sessantotto realizzato da Mediaset (Einaudi 2011), Geologia di un padre (Einaudi 2013). Nel 2002 l'Accademia Nazionale dei Lincei gli ha attribuito il Premio Feltrinelli per la poesia italiana. Collabora alle pagine culturali di «Repubblica». 

  • L'opera premiata

Ci sono libri che si scrivono per tutta la vita, magari senza saperlo. Valerio Magrelli ha raccolto per anni appunti e note sulla figura del padre, un insieme di tracce che attendeva di trovare forma. Dopo la morte del genitore, quei biglietti cominciano a strepitare: «sapevo che ogni voce era una gola che domandava cibo. Sapevo che ogni richiamo era come un filo, il bandolo canoro di un'infinita matassa di storie». Perché far brillare ciò che è accaduto - o ciò che si vorrebbe fosse accaduto - è il solo modo che abbiamo per vincere la morte.

  • La motivazione espressa dal Comitato di Selezione

Geologia di un padre di Valerio Magrelli raccoglie i foglietti accumulati intorno a una figura che appare ora intima ora estranea, seguendo le tracce concrete di quella che a lungo può sembrare una funzione astratta e remota da ogni fisicità, fin quando, un giorno, lo specchio rivela nel volto i tratti di una sovrapposizione che non si immaginava. Che cos’è un padre? Da dove arriva il suo rapporto con noi? E che cosa succede quando da figli si diventa padri? Con pietà ma senza ipocrisie, Magrelli ricostruisce un esemplare racconto di “rapporto con l’altro” in ciò che ha di affine con noi e in ciò che ha di distante, e ci consegna con mano esatta il resoconto duro e sereno di un’inquietudine che ci riguarda tutti.

  • Walter Siti, Resistere non serve a niente (Rizzoli)

Walter Siti, originario di Modena, vive a Roma. Ha insegnato nelle università di Pisa, Cosenza e L’Aquila. È il curatore delle opere complete di Pier Paolo Pasolini. Tra i suoi libri ricordiamo La magnifica merce (2004), Troppi paradisi (2006) e Il contagio (2008), di cui Il canto del diavolo è la naturale prosecuzione.

  • L’opera premiata

Molte inchieste ci hanno parlato della famosa “zona grigia” tra criminalità e finanza, fatta di banchieri accondiscendenti, broker senza scrupoli, politici corrotti, malavitosi di seconda generazione laureati in Scienze economiche e ricevuti negli ambienti più lussuosi e insospettabili. Ma è difficile dar loro un volto, immaginarli nella vita quotidiana. Walter Siti, col suo stile mimetico e complice, sfrutta le risorse della letteratura per offrirci un ritratto ravvicinato di Tommaso: ex ragazzo obeso, matematico mancato e giocoliere della finanza; tutt’altro che privo di buoni sentimenti, forte di un edipo irrisolto e di inconfessabili frequentazioni. Intorno a lui si muove un mondo dove il denaro comanda e deforma; dove il possesso è l’unico criterio di valore, il corpo è moneta e la violenza un vantaggio commerciale. Conosciamo un’olgettina intelligente e una scrittrice impegnata, un sereno delinquente di borgata e un mafioso internazionale che interpreta la propria leadership come una missione. Un mondo dove soldi sporchi e puliti si confondono in un groviglio inestricabile, mentre la stessa distinzione tra bene e male appare incerta e velleitaria. Proseguendo nell’indagine narrativa sulle mutazioni profonde della contemporaneità, sulle vischiosità ossessive e invisibili dietro le emergenze chiassose della cronaca, Siti prefigura un aldilà della democrazia: un inferno contro natura che chiede di essere guardato e sofferto con lucidità prima di essere (forse e radicalmente) negato.

  • La motivazione espressa dal Comitato di Selezione

Walter Siti sa fare tutto quel che deve fare un romanziere realista “tradizionale”; ma in più è costretto ad adattare le sue singolari abilità a un contesto in cui lo statuto della mimesi è più che mai incerto e perfino paradossale. Il suo è infatti il realismo intellettualistico e oltranzista che si addice a un universo “virtualizzato”, dove la Realtà si riflette nei simulacri dell'Irreale per imitare se stessa. E' un realismo che si fa ossessione privata e insieme affilata teoria critica, ma senza rinunciare per questo ai modi di un'accanita e penetrante indagine sociologica. Anche in Resistere non serve a niente, la scrittura bulimica e vertiginosamente lucida del romanziere tocca vertici straordinari di virtuosismo mimetico, stenografando un inarrestabile small talk condito con gerghi tratti dai più diversi ambienti sociali. Ma ora, al centro di quel suo inconfondibile universo narrativo dove le borgate sfociano senza soluzione di continuità nel fasto romano di tv e sottogoverno, c'è soprattutto il mondo della finanza: un mondo in cui le sorti della mafia, ormai simile a una “holding del terziario avanzato”, non si distinguono più da quelle dell'economia legale. Siti ce lo racconta a occhi asciutti, con severa spietatezza, senza risarcimenti ironici o moralistici. E ci offre così una diagnosi narrativa finora ineguagliata, per credibilità e minuzia, sull'Occidente divorato dalla violenza perversa dell'astrazione e dalla cattiva infinità del denaro.

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